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Elenco blog personale

Elenco blog personale

sabato 27 dicembre 2014

La densità del tempo


C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.
Charles Baudelaire


In una pausa tra i doveri festivi e manciate di altre imposizioni, mi sono ricordato di avere un blog. Adesso tolgo un po' di polvere e gli faccio prendere aria.
Ecco, magari posso aprire le finestre su quei fiocchi fitti che galleggiano la fuori. Sembrano farfalle di ghiaccio, la giusta dissolvenza in bianco sullo scampolo finale del 2014.
Tra un pugno di notti ci aggiungerò la sfumatura cremisi del vino e poi mi sposterò avanti, facendo appena quel passo che mi serve per rimanere nel presente.

Lo sospettavo già, ma gli ultimi 12 mesi mi hanno confermato che la densità del tempo non ha nulla di omogeneo. Man mano che annaspavo lungo certi giorni, quelli che sembravano non finire più, mi accorgevo dell'inganno e poi trovavo un ritmo nel mio incedere. Quando ho riconquistato la normalità mi sono accorto che la marcia veniva meglio, era più facile mettere un piede davanti all'altro. Non bisogna mai sottovalutare i vantaggi di un buon allenamento, specialmente quando si fa jogging sul perimetro delle nuove esperienze.

venerdì 28 novembre 2014

Il mio camino: una storia d'amore e di egoistica freddezza


Forse non lo sai ma pure questo è amore
Roberto Vecchioni

Caro Diario,
esprimo qui tutta la mia amarezza per le recenti incomprensioni sentimentali tra me e il camino. Ieri sera abbiamo litigato duro e, mio malgrado, devo ammettere che non ci siamo ancora capiti a fondo.
Il modo in cui si pone nei miei confronti non mi piace affatto. Giusto l'altro giorno sembrava l'inizio di un idillio con lui che apprezzava tutte le lignee attenzioni che gli riservavo. Poi, poche ore dopo, l'incanto si è spezzato ed è diventato immotivatamente freddo e indifferente. Era li, adagiato nel suo angolo a sbocconcellare, con malcelato disprezzo, i fasci di carta. Ha ignorato di proposito i succulenti ciocchi che avevo preparato per lui e in cambio mi ha sbuffato sprezzante il suo fumo nero.

Forse ho sbagliato a dedicargli tutto queste attenzioni. Forse dovrei tornare a corteggiare la cara vecchia ghisa. Perché la ghisa in fondo non mi ha mai tradito...

giovedì 20 novembre 2014

Ventiundici


Go and catch a falling star,
Get with child a mandrake root,
Tell me where all past years are,
Or who cleft the devil's foot,
Teach me to hear mermaids singing,
Or to keep off envy's stinging,
And find
What wind
Serves to advance an honest mind.

John Donne



Per festeggiare degnamente il compleanno non ce n'è come un bel viaggio nel tempo. Mi serve poco per ritornare indietro. Niente balzi quantici ne flussi canalizzatori: so fare tutto da solo.
Nel novembre del 2004 cerco il me stesso di 26 anni e mi basta guardarlo per sentirmi più giovane di lui. Due pacche sulle spalle gli garantiscono che lo aspetta un decennio coi fiocchi. Una cavalcata selvaggia di accelerazioni e frenate, cose da imparare, viaggi, persone, errori, gatti, inganni, un tatuaggio e ben due case. Prima di congedarmi lo abbraccio e gli sussurro di stare tranquillo perché il cuore si rigenera fino a tornare intatto, l'Amore rinasce e ti prende di sorpresa e certi momenti sono maestri severi ma importanti. Perché per conoscersi occorre anche camminare un po' da soli. Lui lo farà e sarà la Sua Esperienza.
Il 16enne del '94 ancora non immagina che da li a qualche anno salirà in vetta alla Vita e cercherà di non scendere più. Si annoia un po' e tutto gli sta stretto e si agita per capirci qualcosa. Intanto però la sorte gli ha già dato tre amici che, in un modo o nell'altro, resteranno sempre. Gli dico solo di apprezzare ogni momento che passa con loro, e con chi ama, e non gli spiego davvero il perché. La verità è che non so dire all'adolescente me stesso che uno di quegli amici, quello che ai tempi gli è più caro, gli scivolerà via tra pochi mesi, quasi per disattenzione. Non ci crederebbe, ed è meglio che lo scopra da solo. Vent'anni dopo gli altri due ci saranno ancora, forti e solidi come non mai, ma ogni tanto lui brinderà all'Amico Assente. Col calice alzato sentirà un nodo alla gola che è sempre li a ricordargli l'unico rimpianto del suo passato. E quel sottile dolore scandirà prezioso ciò che davvero conta.
Nel novembre dell'84 c'è invece un bimbo che gioca felice con la sua mamma. Gioca in quel posto che gli piace tanto e che sentirà suo lungo le stagioni. Col tempo quel luogo si caricherà di valore fino a diventare inestimabile. A volte ci porterà qualche altra persona - di solito qualcuno di importante - per raccontare cose di tanto tempo prima.
Ad ogni modo, al bambino tutto questo non interessa perché a quell'età si è equilibristi per natura ed è fin troppo facile rimanere stabili sul presente. Se non è li nell'attimo, al massimo sta pensando al monopoli che ha ricevuto in regalo o magari all'uomo lucertola che ha visto al circo quella mattina. In effetti ha la mente occupata da quella strana creatura che lo ha strabiliato entrando in una scatola piccola piccola. Qualche giorno dopo proverà invano a disegnarla e farà un pasticcio. Così scoprirà che la sua immaginazione sceglie altri mezzi per esprimersi.
A quel bimbo non dico nulla, non avendo nulla da insegnargli. Mi siedo solo accanto a lui, sul gradino in cima alla scala, per guardare insieme la passerella che sparisce dietro il vecchio edificio immerso nel bosco. Sgrano gli occhi per vederla come la vede lui e sono così fiero di riempirmi ancora di meraviglia che non saprei dirlo. Poi lo guardo un attimo e gli chiedo sottovoce di parlarmi dei nostri depositi di magia e di quella personalissima Isola-che-non-c'è dove torneremo sempre nel corso degli anni. Lo ascolto con attenzione perché so bene che da lui ho ancora molto da imparare.

Infine mi alzo in piedi e metto nella bisaccia i miei 36 fortunati autunni. Adesso li sento leggeri come gli stendardi rossi e gialli che mi salutano dai rami. Sono pronto per tornare nel mio presente.

mercoledì 12 novembre 2014

La mia memoria d'Arlecchino



Ho più ricordi che se avessi mille anni
Charles Baudelaire

La matrice di un viaggio aereo a Barcellona, una “principesca” maschera veneziana, due biglietti per un concerto dei Cure. E poi ancora un sacchetto di sassolini bianchi, un paio di targhe, un puffo di plastica vestito da cuoco e il lussuoso quaderno delle Cene Epicuree. C'è un bel po' della mia vita tra il legno e vetro di questa libreria e smonto tutto pezzo a pezzo perché l'andare avanti implica questo sforzo.
Ogni oggetto pesa un po' del mio tempo andato e ne assume la forma prima di riaddormentarsi discretamente negli scatoloni. Qualche volta è una rana di legno che gracida di un giorno di dicembre, oppure è il barattolo dei tuoni, quel singolare regalo venuto da “molto molto lontano”. Su alcuni libri ci sono dediche, altri parlano, muti e invisibili, solo a me.
Colleziono storie in questo piccolo tempio e il rito del trasloco le risveglia come quando scorriamo le dita lungo le sbarre di una voliera, e seminiamo un curioso senso di fastidio tra i suoi abitanti.
Ma non esistono uccelli variopinti come le immagini che mi vorticano in testa per tutto il tempo.

È così che danza, la mia memoria d'Arlecchino. Con le sue toppe ed i suoi lazzi.

lunedì 10 novembre 2014

La zuppa di cotica vi regalerà una meravigliosa estate digestiva


Il cibo sano lo si prende senza reti né trappole.
William Blake


La zuppa di fagiolini e cotiche è una delicatezza della cucina contadina che vale la pena di conoscere.
La mangio una volta all'anno, in occasione di una festa che si tiene sul cremonese. Fosse per me bisserei anche, ma non sono sicuro di poterlo fare senza mettere a rischio la mia incolumità. Per il momento ci sono studi in corso.
Per questo 2014 ho già dato sabato, in una serata novembrina insolitamente mite che un po' strideva con la filosofia del piatto. Si, perché in realtà nelle scodelle ti servono una specie di antigelo suino che, in passato (quando non esistevano lo scaldasonno, i termosifoni di ghisa e il fuoco) serviva a contrastare i rigori dell'inverno. Funziona a meraviglia. Nel corso degli anni l'ho scoperto sulla mia pelle. Letteralmente.
L'altra sera, per dire, ho valutato di attraversare a nuoto il Lambro, visto che sprigionavo un'estate digestiva che me lo avrebbe permesso. Poi però non l'ho fatto perché tanto la mia fidanzata è già innamorata e quindi non mi serviva mettermi in mostra.
Siccome su Internet si trova la ricetta ho anche pensato che eleggendo la poderosa pietanza a colazione mattutina si potrebbe evitare di accendere il riscaldamento. Per sempre. Solo che probabilmente mi cederebbero le coronarie, quindi non mi sembra una buona soluzione per il mio benessere.
Comunque sia, a parte le vampate notturne e una sete inestinguibile, ho dormito abbastanza bene. L'indomani mattina c'era la mia fidanzata che si lagnava perché “si sentiva unta”. Le ho fatto notare, non senza una nota di rimprovero, che lamentarsi è inutile perché la materia grassa è protettiva e fa bene alla pelle, specie quando sta vicino al camino. Ho solo suggerito, siccome non sappiamo esattamente di che sostanza stiamo parlando, di non avvicinarsi troppo alle fiamme. Giusto per evitare di prendere fuoco. Se mi si frigge una volta poi c'è il rischio che non voglia più condividere con me queste esperienze spirituali a base di maiale e rinunciare all'annuale zuppa di cotenna sarebbe riprovevole e, probabilmente, anche di cattivo auspicio.

Concludo dichiarando ufficialmente che la frase di Blake (quale? Quella scritta sopra, stolti!) mi rincuora perché per prendere la zuppa è bastata una scodella e questo vuol dire che è abbastanza sana.

martedì 4 novembre 2014

Gray hole


Black hole sun,
Won’t you come
And wash away the rain?
Soundgarden – Black hole sun

C'è poco da fare, certi giorni sono buchi neri - anzi grigi - e faccio una fatica del diavolo a gettare uno sguardo al loro esterno. È come un flusso unico di fastidio che non ha nome, una galassia sconosciuta che però può contare su una forza di gravità nettamente superiore alla mia determinazione. Di questi tempi non ci vuole neanche tanto.
L'orizzonte degli eventi, quello che conosco, si sposta impercettibilmente e mi ritrovo a imprecare contro le divinità della noia. Tanto per cambiare.

“Sentinella, quando finisce la notte?”  

sabato 1 novembre 2014

Le maniglie come scienza dell'espressione


Definire il Bello è facile: è ciò che fa disperare.
Paul Valéry

Una mattina di novembre sei li assonnato che fai colazione e, improvvisamente, una persona col nome da ape ti parla dell'importanza delle maniglie e del loro impatto estetico. Sembra un film di Buñuel, invece è la mia vita.
Che poi se fossero state le maniglie dell'amore avrei anche capito...invece erano quelle della cucina.
Così ho di nuovo sbattuto il muso contro il granito monocolore dell'insensibilità maschile, perché nemmeno se mi dessero 100 euro sull'unghia sarei in grado, in questo momento, di descrivere sommariamente quelle cose che aprono il mio comodino.
A dirla tutta pensavo che la cucina fosse finita così. Non sembrava tanto pratica ma sappiamo bene che la funzionalità sacrificata al design è una delle piaghe della società moderna.
Invece no, dopo un accurato esame le maniglie mancano proprio. Ne abbiamo alcune in casa (non so perché) ma non vanno più bene, essendo nel frattempo cambiate alcune cose. Tipo il mese, credo. Forse sono scadute.
Insomma, sarebbe disdicevole se gli amici smettessero di venirci a trovare perché offesi dalle nostra noncuranza verso i dettagli e noi, che in fondo in fondo siamo personcine a modo, non vogliamo mica correre rischi sociali.
Quindi cambieremo senza indugio quel che c'è da cambiare e io mi occuperò personalmente di pentirmi davanti al Grande Dio Ikea, che tra altro è anche il custode dei miei dolcetti verdi preferiti e perciò me lo devo tenere buono. Diversamente, potrebbe aversene a male e mutare le mie gioie di marzapane in alternative di tinta celadon o giada. Se così fosse penso che non la supererei.




giovedì 30 ottobre 2014

Novembre sulla porta


Se guardi nel buio a lungo, c'è sempre qualcosa
William Butler Yeats

Novembre bussa alla porta e nella sua invadenza c'è qualcosa di vagamente oltraggioso. Questo perché so che Ottobre abdicherà al suo successore portandosi via i trucchi primaverili, lasciando inevitabilmente il passo a giorni più monotoni.
Essendoci nato, considero Novembre alla stregua di un parente scomodo. Mi fa visita ogni anno, mi riempie di domande fastidiose e poi se ne va, scordandosi le sue cianfrusaglie nella mia testa. E così mi tocca fare ordine.

Per dispetto aggrapperò le parole a questo paese d'ottobre, che per fortuna segue altre leggi. In certi anche l'illusione può essere una buona conquista.  

lunedì 27 ottobre 2014

Donne e colori (la tinta del dopobarba e cose così)


Da un grande potere derivano grandi responsabilità
Benjamin “Ben” Parker  

Così un giorno ho scoperto che la mia fidanzata non vede i colori come li vedo io. Non è che sia daltonica...ne vede di più!
Casi come questo fanno sorgere legittime preoccupazioni, ma prima di portarla da uno specialista, siccome sono una persona sensata e razionale, ho preferito informarmi da chi di dovere. E chi è più di dovere degli amici con cui ti fai una birra ogni tanto?
Come prevedevo il consesso maschile ha tirato fuori dalla pinta una soluzione di una limpidezza commovente: tutte le donne vedono più colori degli uomini. Punto. Non indugiamo oltre e ordiniamo un altro giro.
Comunque sia la notizia non mi sconvolge, perché dopo aver realizzato che le fanciulle possono in qualche modo accedere alla magia del Flehmen, mischiando odori e sapori come fanno i gatti, sono pronto a prendere atto dell'esistenza di altri superpoteri di esclusivo appannaggio femminile.
Detto questo, a me basta che la dolce metà non si metta a sparare raggi di energia dagli occhi e per il resto sto tranquillo.

Certo, sapere che in giro ci sono cose color gainsboro o denim (quindi, secondo me, della stessa tinta del dopobarba) un po' mi ha cambiato la vita. Però sono sicuro che, perdendomi nel rosa antico del mio salotto, prima o poi ci farò l'abitudine.   

martedì 21 ottobre 2014

Le cose semplici


Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l'ultimo rifugio di uno spirito complesso.
Oscar Wilde

Col giubbotto legato in vita e i passi pieni del mio malinconico buonumore, ho percorso in lungo e in largo la Pavia notturna. Sono passato in mezzo alle stagioni, trovando una serata tiepida e viva da primavera australe. Quasi un inizio estate disegnato a caso, con le foglie morte.
Camminavo lento per rallentare anche il presente. Procedevo lungo gli invisibili sentieri a zig zag che collegano cinema e locali scomparsi con quel nuovo germogliare di studenti sulle scalinate del Duomo.
Tra una parola e l'altra accarezzavo i ciuffi della pashmina, per assicurarmi di essere li, appollaiato sull'attimo, col passato a un capo della sciarpa e il futuro all'altra estremità, in perfetto equilibrio.

Tornando a casa ho pensato che la Vita che voglio non può essere tanto diversa dal prolungamento diffuso di simili momenti.

giovedì 16 ottobre 2014

Vizi capitali e altre creaturine da collezionare


Ci sono vizi di arcangelo caduto e vizi di semplice plebe infernale.
Nicolás Gómez Dávila  

Si parlava di vizi capitali e si sa che, in fin dei conti, sono come le figurine: tutti a fare il punto sulla collezione, su quel che abbiamo e su quel che manca. Se poi ce ne tocca uno dei più ambiti (e sappiamo tutti di quale parlo) non la finiamo più di vantarci al bar. Sono scene che si vedono spesso.
Io oggi ne ho tre, e se avete letto altri post di questo blog ne avrete già indovinato almeno uno. No, non è la ghisa.
I primi due posti del podio sono occupati da peccati non troppo gettonati. È un po' come se avessi scelto Eolo e Gongolo tra i sette nani.
Il terzo, che un tempo mi veniva incollato addosso con gioiosa facilità, l'ho un po' perso per strada. Dispiace dirlo ma è così.
C'è ancora, ma secondo me ha patito la crescita degli altri due. Da figlio unico lo capisco, anch'io ho sempre avuto difficoltà a dividere i miei spazi. Forse avrei dovuto abituarlo per gradi, ma ormai mi sa che è tardi.
Ad ogni modo sono tutti in buona salute e tre su sette mi sembra un bel risultato che denota un discreto impegno e una capacità da allevatore non comune. Poi c'è da dire che potremmo valutarne anche un quarto, ma è ancora al vaglio della giuria. Tra l'altro, per le interpretazioni che ne da Wikipedia, potrebbe balzare anche in vetta alla classifica. Sarebbe un problema perché poi non so se riuscirei a mantenerlo con tutte le cure e le attenzioni necessarie. Ci penserò su e vi farò sapere.

Insomma, è ancora tutto da stabilire ma tranquilli che in un girone o nell'altro ci vediamo senz'altro.

lunedì 13 ottobre 2014

Accidia


La noia è la malattia delle persone felici; i disgraziati non si annoiano, hanno troppo da fare.
Abel Dufresne

All'improvviso arriva un'ondata di noia. Gli occhi pulsano, compressi ai bordi da piccole dita luminose. Lo schermo mi manda sbadigli di luce al neon.
C'è troppo bianco. Bianco sul foglio elettronico, bianco il soffitto quando rovescio la testa indietro, bianco quel cielo umido e soporifero, fuori dalla finestra. Le sfumature del grigio Kodak mi sembrano perfino simpatici diversivi.
Questo senso di stasi non mi appartiene, non lo voglio. Mi servono gli stimoli di una bussola che è li, ferma, avendone validi motivi. Così devo aspettare, e non sono bravo a farlo.

Mi sa che presto reclamerò una flânerie, anche piccola, di mezza giornata. E intanto attendo. Stupida accidia.

venerdì 10 ottobre 2014

Le mie riflessioni sul senso della ghisa


Ama la GHISA più della sua logica, solo allora ne capirai il senso.
Fëdor Dostoevskij (apocrifo)


Oggi vi parlerò della ghisa.
…......................................
(Pausa per creare pathos)
….......................................
Se il protagonista del film Locke può sproloquiare per un'ora e mezzo riguardo la nobile Arte del Calcestruzzo, non vedo niente di male a dedicare un post alla mia nuova lega di ferro-carbonio preferita.
L'ispirazione era letteralmente a portata di mano perché verniciare con lo spray i termosifoni di ghisa è un'altra delle esperienze inedite che il 2014, bontà sua, mi ha riservato. Alla fin fine sembrava peggio prima di iniziare. Forse ho addirittura un dono che non sapevo di avere.
Comunque sia, mentre ero li da solo con il pistolotto del compressore in mano e la mascherina da chirurgo sulla faccia, ho avuto modo di riflettere. Di riflettere sul senso della ghisa, ovviamente.
Ecco 3 cose che ho scoperto:
1- La ghisa è meglio del DAS perché, oltre ai termosifoni, ci costruiscono anche i vigili urbani di Milano (mica come quei pirla dei cinesi che fanno gli eserciti in terracotta!)
2- Se mettete della vernice sintetica sulla ghisa, questa materializzerà immediatamente un omino di 63anni che ve la gratterà via con la spazzola metallica e vi dirà che avete sbagliato. Provate, provate!
3- Contrariamente a quanto vogliono farvi credere, la ghisa è più pesante dell'acqua. Non lavatevi con la ghisa o vi farete male (se non siete abituati).

Sono sempre contento quando imparo delle cose nuove.

giovedì 9 ottobre 2014

Elogio dell'ignoranza (e di Wile E. Coyote)


The Gods are cruel, they tease the fool,
Who lifts the veil.
Paul Roland - Walter The Occultist

Sono sempre stato dalla parte della conoscenza ma sottovalutare il ruolo dell'ignoranza è un errore.
Avrei dovuto capirlo fin dai cartoni della Warner Bros: Wile E. Coyote può correre nel vuoto finché non si accorge di essere sospeso. Quando ne prende coscienza, precipita miseramente nelle gole della Monument Valley.
Nel corso della mia vita ho scoperto una serie di cose che mi danno vantaggi e altre che ho imparato sono decisamente utili. Tuttavia mi resta la sensazione – un'impressione a volte amplificata a dismisura – che spesso il sapere sia uno svantaggio. Forse troppe informazioni riempiono gli spazi fino alla paralisi, mentre l'inconsapevolezza è un benevolo dilatatore di possibilità.

Non lo so e per una volta lascerò che il velo resti abbassato.

martedì 7 ottobre 2014

La meccanica dell'errore


Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato,
ha commesso un altro errore
Confucio

Certi errori sono nostri, di certi altri facciamo solo parte. Non so se siano più frequenti i primi o i secondi, ma credo che questi ultimi abbiano inciso maggiormente sulla mia vita. 
Guardo gli sbagli personali dalla giusta distanza e mi sembra che abbiano una loro rispettabilità. A volte è una dignità comica, ma pur sempre decorosa.
La corona di un ingranaggio inceppato manca invece della stessa nobiltà e, se il meccanismo è complesso, per me diventa indistinguibile dalla ruggine che lo ha divorato.
Eppure l'esperienza dovrebbe aiutare a riconoscere le singole ruote, a rivederle integre tra le coltri ossidate. I componenti di un meccanismo guasto possono rivivere in altre posizioni: è la principio del recupero. Un filosofia salutare.

Tanto nello sterminato congegno dei giorni ci capiterà spesso di essere il pignone fuori posto o quello che gira a vuoto nei pressi di una sdentatura. Non possiamo mica buttare tutto ogni volta.  

sabato 4 ottobre 2014

Todo cambia


Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso. 
Fëdor Dostoevskij

Ci sono anni che sono impulsi per il cambiamento e srotolano la vita verso nuove direzioni.
Somigliano a trottole che ruotano concrete nei miei cieli astratti.
Stagioni come questa sono faticose e necessarie, come quelle salite ripide con cui ci si guadagna il panorama. Quel panorama che dal basso non si può vedere e quindi tocca lavorare di fiato, e lasciare che gambe e polmoni si ricordino il giusto ruolo.
Dunque cammino avanti e tra un passo e l'altro mi fermo ad osservare. Cerco in Ottobre le poesie nascoste del tarassaco e della margherita. Le cerco come i gatti quando guardano l'invisibile dritto in faccia. Il segreto di tutto questo me lo canteranno i gabbiani con il loro alto grido sbilenco. Forse il significato di tutto si nasconde nella forza di quell'urlo fiero.

Un malinconico senso di pace che mi sfiora le palpebre. Stupida folle Vita, riesci sempre a strabiliarmi.

venerdì 3 ottobre 2014

Qualche storia per Ottobre


Leggo per legittima difesa. 
Woody Allen


Certi libri appartengono a un mese preciso. Guai a usurpare questo diritto!
L'Estate Incantata di Ray Bradbury (il mio preferito) è indubbiamente di Giugno, così come le Storie di fantasmi per il dopocena di J. K. Jerome andrebbero lasciate a Dicembre.
Nella biblioteca di Ottobre ci stanno bene quelle pagine caliginose che fanno pendant con l'atmosfera dei suoi giorni.
Quest'anno ho già due candidati. Uno è Cose Fragili di Neil Gaiman, finalmente apprezzabile in edizione italiana (dopo essere uscito da eoni in lingua albionica), e le Fiabe Irlandesi di William Butler Yeats.
Sul primo c'è poco da dire. La mia infatuazione per quel che scrive il papà di Sandman è nota a tutte le latitudini. Non fosse così, il suo nome spiccherebbe in lettere d'argento sulla similpelle nera della mia tesi? Credo proprio di no.
Con Willy B.Yeats ho invece un rapporto più controverso, simile a quello che ho con Bradbury. Non è che mi piaccia tutto quello che ha scritto ma se qualcosa mi piace sarò disposto a sfidare a duello chiunque voglia denigrare l'oggetto della mia ammirazione.
Ogni tanto l'irlandese finisce sperduto in qualche archivio mentali, dalle parti degli schedari liceal-universitari che contengono soprattutto le sue poesie. Poi, per fortuna, arriva un Branduardi a caso e mi rammenta la sua esistenza, che di botto diventa impossibile ignorare. 
Per il momento però comincio con le Cose Fragili. Almeno so già come maneggiarle.

mercoledì 1 ottobre 2014

Nel mio giardino c'è un Sonic beige


A volte Madre Natura decide di lanciare una palla ad effetto. 
Charles Bronson

L'imminente trasferimento in una zona ad alta concentrazione naturale mi ha messo di fronte a una serie di esperienze nuove.
La settimana scorsa, per dire, ho rastrellato un riccio. Va specificato che non l'ho fatto di proposito - non ho l'hobby di infliggere sofferenze alle creature avvalendomi di strumenti rurali - ma che si è trattato di un banale incidente. È successo mentre sgombravo, con la solita riluttanza, un bugigattolo, per trasformarlo in legnaia. Il cuginetto beige di Sonic era già in fase letargo e la pettinata lo ha svegliato in modo brusco.
Vi tranquillizzerò dicendo che è rimasto del tutto illeso dal che deduco che:

A- i ricci sono invulnerabili (almeno quando dormono)
B- l'acuminato Dio dei Ricci è incredibilmente efficiente
C- i denti del rastrello hanno abbrancato solo le foglie.

Scegliete voi, a me piace la prima.

La bestiolina, comunque, non si è formalizzata più di tanto. Si è limitata a guardarmi con aria assonnata e ha ficcato subito il muso sotto i rimasugli di frasche che erano rimasti in un angolo.
Siccome per me l'ospitalità è sacra, ho deciso di proporgli una soluzione alternativa: ampio monolocale sottosiepe con vista sul prato. Sembrava soddisfatto ma per i feedback toccherà aspettare la prossima primavera.

Se poi mi boccia su TripAdvisor faccio sempre in tempo a cucinarlo farlo cucinare in pastella come un MarsFritto. Sicuramente è anche più salutare.

martedì 30 settembre 2014

Vigilia

Mi piace spettinato camminare 
il capo sulle spalle come un lume 

e mi diverto a rischiarare 
il vostro autunno senza piume. 
A. Branduardi - Confessioni di un Malandrino


Quasi all'improvviso, la prossimità di Ottobre ha spazzato via il mio torpore. Succede ogni anno, puntuale e con intensità cangiante.
Questa primavera capovolta la sento da lontano, anche prima che entri in scena. Si annuncia da giorni come un gatto, ogni volta che presto attenzione ai suoi capricci.
È una gioia tendere i sensi verso la stagione. L'aria è percorsa di odori lignei e resinosi mentre il camino ancora spento aspetta di recitare le sue storie.
Questo mese mi somiglia, con i suoi vacillanti crepuscoli e i pomeriggi di sole che nascono nelle foschie mattutine e poi fuggono via, quando l'ombra si allunga sul paesaggio.
E tutto questo accende di fuochi fatui i miei pensieri. Li sento che crepitano vivi in Sua presenza e ho l'illusione che la mia capacità espressiva si dilati, come accade nelle ore notturne, quando ci si sveglia con la sensazione di poter toccare angoli inaccessibili.
Bentornato, splendido Inganno. Ti stavo aspettando.