Ho
più ricordi che se avessi mille anni
Charles
Baudelaire
La matrice di un viaggio aereo a
Barcellona, una “principesca” maschera veneziana, due biglietti
per un concerto dei Cure. E poi ancora un sacchetto di sassolini
bianchi, un paio di targhe, un puffo di plastica vestito da cuoco e
il lussuoso quaderno delle Cene Epicuree. C'è un bel po' della mia
vita tra il legno e vetro di questa libreria e smonto tutto pezzo a
pezzo perché l'andare avanti implica questo sforzo.
Ogni oggetto pesa un po' del mio tempo
andato e ne assume la forma prima di riaddormentarsi discretamente
negli scatoloni. Qualche volta è una rana di legno che gracida di un
giorno di dicembre, oppure è il barattolo dei tuoni, quel singolare
regalo venuto da “molto molto lontano”. Su alcuni libri ci sono
dediche, altri parlano, muti e invisibili, solo a me.
Colleziono storie in questo piccolo
tempio e il rito del trasloco le risveglia come quando scorriamo le
dita lungo le sbarre di una voliera, e seminiamo un curioso senso di
fastidio tra i suoi abitanti.
Ma non esistono uccelli variopinti come
le immagini che mi vorticano in testa per tutto il tempo.
È così che danza, la mia memoria
d'Arlecchino. Con le sue toppe ed i suoi lazzi.






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