Definire il Bello è facile: è ciò
che fa disperare.
Paul Valéry
Una mattina
di novembre sei li assonnato che fai colazione e, improvvisamente,
una persona col nome da ape ti parla dell'importanza delle maniglie e
del loro impatto estetico. Sembra un film di Buñuel,
invece è la mia vita.
Che poi se fossero state le maniglie
dell'amore avrei anche capito...invece erano quelle della cucina.
Così ho di nuovo sbattuto il muso
contro il granito monocolore dell'insensibilità maschile,
perché nemmeno se mi dessero 100 euro sull'unghia sarei in grado, in
questo momento, di descrivere sommariamente quelle cose che aprono il
mio comodino.
A dirla tutta pensavo che la cucina
fosse finita così. Non sembrava tanto pratica ma sappiamo bene che
la funzionalità sacrificata al design è una delle piaghe della
società moderna.
Invece no, dopo un accurato esame le
maniglie mancano proprio. Ne abbiamo alcune in casa (non so perché)
ma non vanno più bene, essendo nel frattempo cambiate
alcune cose. Tipo il mese, credo. Forse sono scadute.
Insomma, sarebbe disdicevole se gli
amici smettessero di venirci a trovare perché offesi dalle nostra
noncuranza verso i dettagli e noi, che in fondo in fondo siamo
personcine a modo, non vogliamo mica correre rischi sociali.
Quindi cambieremo senza indugio quel
che c'è da cambiare e io mi occuperò personalmente di pentirmi
davanti al Grande Dio Ikea, che tra altro è anche il custode dei
miei dolcetti verdi preferiti e perciò me lo devo tenere buono.
Diversamente, potrebbe aversene a male e mutare le mie gioie di
marzapane in alternative di tinta celadon o giada. Se così fosse
penso che non la supererei.






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