Il tempo non è moneta, ma è quasi
tutto il resto.
Ezra Pound
Così ti trovi a pensare al tempo che
passa. Tanto per cambiare.
Da qualche giorno hai messo in
discussione il solito sistema di riferimento: adesso non immagini più
un percorso (o, quando ti senti pop, una serie televisiva, con le sue
stagioni), ma una cosa che sale, tipo ascensore. L'immagine è ancora
grezza, ma poi si raffinerà.
Per ora c'è questa piattaforma
ascendente, il piano di arrivo non è dato saperlo e, a dirla tutta,
non è che ci sia fretta. Adesso sei al trentaseiesimo e puoi
aspettarti di farne almeno altrettanti. Di sicuro ti ci impegnerai.
Auspici a parte, verticalizzare la
visione ha reso le cose più naturali. Quando ciò che stava indietro
diventa quello che sta in basso è più facile pensare. Il senso di
oppressione che si prova, a volte, per gli anni andati si può
giustificare con una specie di vertigine.
Quello stato di ansia, solitamente
notturno, diventa attribuibile all'altezza, e dunque al
disorientamento che si prova a fissare tutto quello che è rimasto
sotto. Si perché giù in basso ci sono pie illusioni, idee balzane e
un mucchio di episodi variopinti dai quali non ti stacchi facilmente.
Però attento, perché la nostalgia va bene ma, se ti ci leghi troppo
a quella zavorra, la soave vertigine diventa rischio di cadere. E
allora no, non puoi permettertelo. Bisogna cambiare asse.
L'orizzonte è un'altra cosa.
L'orizzonte è ricco di spunti interessanti e prodigo di promesse. Lo
puoi guardare da qualunque piano e ti sembra smisurato. Inoltre
diventa pressoché infinito man mano che sali.
Certo, ascendi sapendo che non potrai
averlo tutto ma sai anche che ti darà modo di scegliere. Se ne avrai
il coraggio, almeno.
Come sensazione è bella e può
bastare, perché ricorda l'ebrezza del volo, uno dei nostri sogni
proibiti. Detto questo, arrivarci come Peter Pan o nei panni
dell'Olandese Volante non ha poi tutta questa importanza.










