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Elenco blog personale

Elenco blog personale

venerdì 28 novembre 2014

Il mio camino: una storia d'amore e di egoistica freddezza


Forse non lo sai ma pure questo è amore
Roberto Vecchioni

Caro Diario,
esprimo qui tutta la mia amarezza per le recenti incomprensioni sentimentali tra me e il camino. Ieri sera abbiamo litigato duro e, mio malgrado, devo ammettere che non ci siamo ancora capiti a fondo.
Il modo in cui si pone nei miei confronti non mi piace affatto. Giusto l'altro giorno sembrava l'inizio di un idillio con lui che apprezzava tutte le lignee attenzioni che gli riservavo. Poi, poche ore dopo, l'incanto si è spezzato ed è diventato immotivatamente freddo e indifferente. Era li, adagiato nel suo angolo a sbocconcellare, con malcelato disprezzo, i fasci di carta. Ha ignorato di proposito i succulenti ciocchi che avevo preparato per lui e in cambio mi ha sbuffato sprezzante il suo fumo nero.

Forse ho sbagliato a dedicargli tutto queste attenzioni. Forse dovrei tornare a corteggiare la cara vecchia ghisa. Perché la ghisa in fondo non mi ha mai tradito...

giovedì 20 novembre 2014

Ventiundici


Go and catch a falling star,
Get with child a mandrake root,
Tell me where all past years are,
Or who cleft the devil's foot,
Teach me to hear mermaids singing,
Or to keep off envy's stinging,
And find
What wind
Serves to advance an honest mind.

John Donne



Per festeggiare degnamente il compleanno non ce n'è come un bel viaggio nel tempo. Mi serve poco per ritornare indietro. Niente balzi quantici ne flussi canalizzatori: so fare tutto da solo.
Nel novembre del 2004 cerco il me stesso di 26 anni e mi basta guardarlo per sentirmi più giovane di lui. Due pacche sulle spalle gli garantiscono che lo aspetta un decennio coi fiocchi. Una cavalcata selvaggia di accelerazioni e frenate, cose da imparare, viaggi, persone, errori, gatti, inganni, un tatuaggio e ben due case. Prima di congedarmi lo abbraccio e gli sussurro di stare tranquillo perché il cuore si rigenera fino a tornare intatto, l'Amore rinasce e ti prende di sorpresa e certi momenti sono maestri severi ma importanti. Perché per conoscersi occorre anche camminare un po' da soli. Lui lo farà e sarà la Sua Esperienza.
Il 16enne del '94 ancora non immagina che da li a qualche anno salirà in vetta alla Vita e cercherà di non scendere più. Si annoia un po' e tutto gli sta stretto e si agita per capirci qualcosa. Intanto però la sorte gli ha già dato tre amici che, in un modo o nell'altro, resteranno sempre. Gli dico solo di apprezzare ogni momento che passa con loro, e con chi ama, e non gli spiego davvero il perché. La verità è che non so dire all'adolescente me stesso che uno di quegli amici, quello che ai tempi gli è più caro, gli scivolerà via tra pochi mesi, quasi per disattenzione. Non ci crederebbe, ed è meglio che lo scopra da solo. Vent'anni dopo gli altri due ci saranno ancora, forti e solidi come non mai, ma ogni tanto lui brinderà all'Amico Assente. Col calice alzato sentirà un nodo alla gola che è sempre li a ricordargli l'unico rimpianto del suo passato. E quel sottile dolore scandirà prezioso ciò che davvero conta.
Nel novembre dell'84 c'è invece un bimbo che gioca felice con la sua mamma. Gioca in quel posto che gli piace tanto e che sentirà suo lungo le stagioni. Col tempo quel luogo si caricherà di valore fino a diventare inestimabile. A volte ci porterà qualche altra persona - di solito qualcuno di importante - per raccontare cose di tanto tempo prima.
Ad ogni modo, al bambino tutto questo non interessa perché a quell'età si è equilibristi per natura ed è fin troppo facile rimanere stabili sul presente. Se non è li nell'attimo, al massimo sta pensando al monopoli che ha ricevuto in regalo o magari all'uomo lucertola che ha visto al circo quella mattina. In effetti ha la mente occupata da quella strana creatura che lo ha strabiliato entrando in una scatola piccola piccola. Qualche giorno dopo proverà invano a disegnarla e farà un pasticcio. Così scoprirà che la sua immaginazione sceglie altri mezzi per esprimersi.
A quel bimbo non dico nulla, non avendo nulla da insegnargli. Mi siedo solo accanto a lui, sul gradino in cima alla scala, per guardare insieme la passerella che sparisce dietro il vecchio edificio immerso nel bosco. Sgrano gli occhi per vederla come la vede lui e sono così fiero di riempirmi ancora di meraviglia che non saprei dirlo. Poi lo guardo un attimo e gli chiedo sottovoce di parlarmi dei nostri depositi di magia e di quella personalissima Isola-che-non-c'è dove torneremo sempre nel corso degli anni. Lo ascolto con attenzione perché so bene che da lui ho ancora molto da imparare.

Infine mi alzo in piedi e metto nella bisaccia i miei 36 fortunati autunni. Adesso li sento leggeri come gli stendardi rossi e gialli che mi salutano dai rami. Sono pronto per tornare nel mio presente.

mercoledì 12 novembre 2014

La mia memoria d'Arlecchino



Ho più ricordi che se avessi mille anni
Charles Baudelaire

La matrice di un viaggio aereo a Barcellona, una “principesca” maschera veneziana, due biglietti per un concerto dei Cure. E poi ancora un sacchetto di sassolini bianchi, un paio di targhe, un puffo di plastica vestito da cuoco e il lussuoso quaderno delle Cene Epicuree. C'è un bel po' della mia vita tra il legno e vetro di questa libreria e smonto tutto pezzo a pezzo perché l'andare avanti implica questo sforzo.
Ogni oggetto pesa un po' del mio tempo andato e ne assume la forma prima di riaddormentarsi discretamente negli scatoloni. Qualche volta è una rana di legno che gracida di un giorno di dicembre, oppure è il barattolo dei tuoni, quel singolare regalo venuto da “molto molto lontano”. Su alcuni libri ci sono dediche, altri parlano, muti e invisibili, solo a me.
Colleziono storie in questo piccolo tempio e il rito del trasloco le risveglia come quando scorriamo le dita lungo le sbarre di una voliera, e seminiamo un curioso senso di fastidio tra i suoi abitanti.
Ma non esistono uccelli variopinti come le immagini che mi vorticano in testa per tutto il tempo.

È così che danza, la mia memoria d'Arlecchino. Con le sue toppe ed i suoi lazzi.

lunedì 10 novembre 2014

La zuppa di cotica vi regalerà una meravigliosa estate digestiva


Il cibo sano lo si prende senza reti né trappole.
William Blake


La zuppa di fagiolini e cotiche è una delicatezza della cucina contadina che vale la pena di conoscere.
La mangio una volta all'anno, in occasione di una festa che si tiene sul cremonese. Fosse per me bisserei anche, ma non sono sicuro di poterlo fare senza mettere a rischio la mia incolumità. Per il momento ci sono studi in corso.
Per questo 2014 ho già dato sabato, in una serata novembrina insolitamente mite che un po' strideva con la filosofia del piatto. Si, perché in realtà nelle scodelle ti servono una specie di antigelo suino che, in passato (quando non esistevano lo scaldasonno, i termosifoni di ghisa e il fuoco) serviva a contrastare i rigori dell'inverno. Funziona a meraviglia. Nel corso degli anni l'ho scoperto sulla mia pelle. Letteralmente.
L'altra sera, per dire, ho valutato di attraversare a nuoto il Lambro, visto che sprigionavo un'estate digestiva che me lo avrebbe permesso. Poi però non l'ho fatto perché tanto la mia fidanzata è già innamorata e quindi non mi serviva mettermi in mostra.
Siccome su Internet si trova la ricetta ho anche pensato che eleggendo la poderosa pietanza a colazione mattutina si potrebbe evitare di accendere il riscaldamento. Per sempre. Solo che probabilmente mi cederebbero le coronarie, quindi non mi sembra una buona soluzione per il mio benessere.
Comunque sia, a parte le vampate notturne e una sete inestinguibile, ho dormito abbastanza bene. L'indomani mattina c'era la mia fidanzata che si lagnava perché “si sentiva unta”. Le ho fatto notare, non senza una nota di rimprovero, che lamentarsi è inutile perché la materia grassa è protettiva e fa bene alla pelle, specie quando sta vicino al camino. Ho solo suggerito, siccome non sappiamo esattamente di che sostanza stiamo parlando, di non avvicinarsi troppo alle fiamme. Giusto per evitare di prendere fuoco. Se mi si frigge una volta poi c'è il rischio che non voglia più condividere con me queste esperienze spirituali a base di maiale e rinunciare all'annuale zuppa di cotenna sarebbe riprovevole e, probabilmente, anche di cattivo auspicio.

Concludo dichiarando ufficialmente che la frase di Blake (quale? Quella scritta sopra, stolti!) mi rincuora perché per prendere la zuppa è bastata una scodella e questo vuol dire che è abbastanza sana.

martedì 4 novembre 2014

Gray hole


Black hole sun,
Won’t you come
And wash away the rain?
Soundgarden – Black hole sun

C'è poco da fare, certi giorni sono buchi neri - anzi grigi - e faccio una fatica del diavolo a gettare uno sguardo al loro esterno. È come un flusso unico di fastidio che non ha nome, una galassia sconosciuta che però può contare su una forza di gravità nettamente superiore alla mia determinazione. Di questi tempi non ci vuole neanche tanto.
L'orizzonte degli eventi, quello che conosco, si sposta impercettibilmente e mi ritrovo a imprecare contro le divinità della noia. Tanto per cambiare.

“Sentinella, quando finisce la notte?”  

sabato 1 novembre 2014

Le maniglie come scienza dell'espressione


Definire il Bello è facile: è ciò che fa disperare.
Paul Valéry

Una mattina di novembre sei li assonnato che fai colazione e, improvvisamente, una persona col nome da ape ti parla dell'importanza delle maniglie e del loro impatto estetico. Sembra un film di Buñuel, invece è la mia vita.
Che poi se fossero state le maniglie dell'amore avrei anche capito...invece erano quelle della cucina.
Così ho di nuovo sbattuto il muso contro il granito monocolore dell'insensibilità maschile, perché nemmeno se mi dessero 100 euro sull'unghia sarei in grado, in questo momento, di descrivere sommariamente quelle cose che aprono il mio comodino.
A dirla tutta pensavo che la cucina fosse finita così. Non sembrava tanto pratica ma sappiamo bene che la funzionalità sacrificata al design è una delle piaghe della società moderna.
Invece no, dopo un accurato esame le maniglie mancano proprio. Ne abbiamo alcune in casa (non so perché) ma non vanno più bene, essendo nel frattempo cambiate alcune cose. Tipo il mese, credo. Forse sono scadute.
Insomma, sarebbe disdicevole se gli amici smettessero di venirci a trovare perché offesi dalle nostra noncuranza verso i dettagli e noi, che in fondo in fondo siamo personcine a modo, non vogliamo mica correre rischi sociali.
Quindi cambieremo senza indugio quel che c'è da cambiare e io mi occuperò personalmente di pentirmi davanti al Grande Dio Ikea, che tra altro è anche il custode dei miei dolcetti verdi preferiti e perciò me lo devo tenere buono. Diversamente, potrebbe aversene a male e mutare le mie gioie di marzapane in alternative di tinta celadon o giada. Se così fosse penso che non la supererei.