Go and catch a falling star,
Get with child a mandrake root,
Tell me where all past years are,
Or who cleft the devil's foot,
Teach me to hear mermaids singing,
Or to keep off envy's stinging,
And find
What wind
Serves to advance an honest mind.
John Donne
Per festeggiare
degnamente il compleanno non ce n'è come un bel viaggio nel tempo.
Mi serve poco per ritornare indietro. Niente balzi quantici ne flussi
canalizzatori: so fare tutto da solo.
Nel novembre del 2004
cerco il me stesso di 26 anni e mi basta guardarlo per sentirmi più
giovane di lui. Due pacche sulle spalle gli garantiscono che lo
aspetta un decennio coi fiocchi. Una cavalcata selvaggia di
accelerazioni e frenate, cose da imparare, viaggi, persone, errori,
gatti, inganni, un tatuaggio e ben due case. Prima di congedarmi lo
abbraccio e gli sussurro di stare tranquillo perché il cuore si
rigenera fino a tornare intatto, l'Amore rinasce e ti prende di
sorpresa e certi momenti sono maestri severi ma importanti. Perché
per conoscersi occorre anche camminare un po' da soli. Lui lo farà e
sarà la Sua Esperienza.
Il 16enne del '94 ancora
non immagina che da li a qualche anno salirà in vetta alla Vita e
cercherà di non scendere più. Si annoia un po' e tutto gli sta
stretto e si agita per capirci qualcosa. Intanto però la sorte gli
ha già dato tre amici che, in un modo o nell'altro, resteranno
sempre. Gli dico solo di apprezzare ogni momento che passa con loro,
e con chi ama, e non gli spiego davvero il perché. La verità è che
non so dire all'adolescente me stesso che uno di quegli amici, quello
che ai tempi gli è più caro, gli scivolerà via tra pochi mesi,
quasi per disattenzione. Non ci crederebbe, ed è meglio che lo
scopra da solo. Vent'anni dopo gli altri due ci saranno ancora, forti
e solidi come non mai, ma ogni tanto lui brinderà all'Amico Assente.
Col calice alzato sentirà un nodo alla gola che è sempre li a
ricordargli l'unico rimpianto del suo passato. E quel sottile dolore
scandirà prezioso ciò che davvero conta.
Nel novembre dell'84 c'è
invece un bimbo che gioca felice con la sua mamma. Gioca in quel
posto che gli piace tanto e che sentirà suo lungo le stagioni. Col
tempo quel luogo si caricherà di valore fino a diventare
inestimabile. A volte ci porterà qualche altra persona - di solito
qualcuno di importante - per raccontare cose di tanto tempo prima.
Ad ogni modo, al bambino
tutto questo non interessa perché a quell'età si è equilibristi
per natura ed è fin troppo facile rimanere stabili sul presente. Se
non è li nell'attimo, al massimo sta pensando al monopoli che ha
ricevuto in regalo o magari all'uomo lucertola che ha visto al circo
quella mattina. In effetti ha la mente occupata da quella strana
creatura che lo ha strabiliato entrando in una scatola piccola
piccola. Qualche giorno dopo proverà invano a disegnarla e farà un
pasticcio. Così scoprirà che la sua immaginazione sceglie altri
mezzi per esprimersi.
A quel bimbo non dico
nulla, non avendo nulla da insegnargli. Mi siedo solo accanto a lui,
sul gradino in cima alla scala, per guardare insieme la passerella
che sparisce dietro il vecchio edificio immerso nel bosco. Sgrano gli
occhi per vederla come la vede lui e sono così fiero di riempirmi
ancora di meraviglia che non saprei dirlo. Poi lo guardo un attimo e
gli chiedo sottovoce di parlarmi dei nostri depositi di magia e di
quella personalissima Isola-che-non-c'è dove torneremo sempre nel
corso degli anni. Lo ascolto con attenzione perché so bene che da
lui ho ancora molto da imparare.
Infine mi alzo in piedi e
metto nella bisaccia i miei 36 fortunati autunni. Adesso li sento
leggeri come gli stendardi rossi e gialli che mi salutano dai rami.
Sono pronto per tornare nel mio presente.