Col giubbotto legato in vita e i passi
pieni del mio malinconico buonumore, ho percorso in lungo e in largo
la Pavia notturna. Sono passato in mezzo alle stagioni, trovando una
serata tiepida e viva da primavera australe. Quasi un inizio estate
disegnato a caso, con le foglie morte.
Camminavo lento per rallentare anche il
presente. Procedevo lungo gli invisibili sentieri a zig zag che
collegano cinema e locali scomparsi con quel nuovo germogliare di
studenti sulle scalinate del Duomo.
Tra una parola e l'altra accarezzavo i
ciuffi della pashmina, per assicurarmi di essere
li, appollaiato sull'attimo, col passato a un capo della sciarpa e il
futuro all'altra estremità, in perfetto equilibrio.
Tornando a casa ho
pensato che la Vita che voglio non può essere tanto diversa dal
prolungamento diffuso di simili momenti.






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