Leggo per legittima difesa.
Woody Allen
Certi libri appartengono a un mese preciso. Guai a usurpare questo diritto!
L'Estate Incantata di Ray Bradbury (il mio preferito) è indubbiamente di Giugno, così come le Storie di fantasmi per il dopocena di J. K. Jerome andrebbero lasciate a Dicembre.
Nella biblioteca di Ottobre ci stanno bene quelle pagine caliginose che fanno pendant con l'atmosfera dei suoi giorni.
Quest'anno ho già due candidati. Uno è Cose Fragili di Neil Gaiman, finalmente apprezzabile in edizione italiana (dopo essere uscito da eoni in lingua albionica), e le Fiabe Irlandesi di William Butler Yeats.
Sul primo c'è poco da dire. La mia infatuazione per quel che scrive il papà di Sandman è nota a tutte le latitudini. Non fosse così, il suo nome spiccherebbe in lettere d'argento sulla similpelle nera della mia tesi? Credo proprio di no.
Con Willy B.Yeats ho invece un rapporto più controverso, simile a quello che ho con Bradbury. Non è che mi piaccia tutto quello che ha scritto ma se qualcosa mi piace sarò disposto a sfidare a duello chiunque voglia denigrare l'oggetto della mia ammirazione.
Ogni tanto l'irlandese finisce sperduto in qualche archivio mentali, dalle parti degli schedari liceal-universitari che contengono soprattutto le sue poesie. Poi, per fortuna, arriva un Branduardi a caso e mi rammenta la sua esistenza, che di botto diventa impossibile ignorare.
Per il momento però comincio con le Cose Fragili. Almeno so già come maneggiarle.






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